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Ritratto di una Nazione - L’Italia al lavoro

Francesco Castracane
Redazione Roma

Venti quadri dalle regioni del Paese (parte I), dal 11 al 16 Settembre al Teatro Argentina di Roma – Largo di Torre Argentina n. 52

 

 

 

 "L’Italia è una Repubblica Democratica, fondata sul lavoro."

Costituzione italiana, Art.1

Dopo ”Ritratto di una Capitale – Ventiquattro scene di una giornata a Roma”, spettacoli presentati  nel Novembre 2014 e nel Dicembre 2015, pochi giorni prima che Mafia Capitale scoppiasse come una eruzione che ancora oggi scotta, ecco “Ritratto di una Nazione – L’Italia al lavoro – Venti quadri teatrali dalle regioni del Paese”, con il sapore delle sue varietà geografiche, sociali, antropologiche, linguistiche.

Un nuovo affresco, corale e multidisciplinare, con 20 pièce teatrali commissionate ad altrettanti autori, uno per ciascuna Regione italiana, che svilupperanno il tema del lavoro.

Quest’anno saranno presentati i primi 11 tasselli – le prime 9 regioni,  più un prologo scritto dalla scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, premio Nobel per la Letteratura nel 2004, e un pezzo sulle lotte sindacali in Italia – per un’opera polifonica in forma di puzzle e montata in un unicum, grazie al lavoro del drammaturgo Roberto Scarpetti, del regista Fabrizio Arcuri, alla colonna sonora live dei Mokadelic, al set virtuale di Luca Brinchi e Daniele Spanò.

A dar voce e visione alle rispettive regioni, con la varietà di lingue e poetiche mescolate in un’unica composizione collettiva, sono le creazioni di autori e drammaturghi diversi per generazione, indole e scrittura: Marta Cuscunà con Etnorama 34074 (Friuli Venezia Giulia),  Davide Enia con Scene dalla frontiera (Sicilia),  Renato Gabrielli con Redenzione (Lombardia),  Saverio La Ruina con 30 minuti (Calabria), Alessandro Leogrande con Pane all’acquasale (Puglia),  Marco Martinelli con Saluti da Brescello (Emilia Romagna), Michela Murgia con Festa nazionale (Sardegna), Ulderico Pesce con Petrolio (Basilicata), il dittico di Vitaliano Trevisan con North by North-East. Coffee shop e Start-up (Veneto), il pezzo sulle lotte sindacali di Wu Ming 2 e Ivan Brentari con Meccanicosmo. A fare da prologo, Risultato da lavoro, testo d’eccezione commissionato per l’occasione alla scrittrice austriaca Elfriede Jelinek, premio Nobel per la letteratura 2004.

Nel 2018 andrà in scena la seconda parte, della durata di 12 h, arrecante ulteriori altri tasselli a comporre l’affresco teatrale finale.

 Risultato da lavoro di Elfriede Jelinek

Ci sono regole più severe per i gas di scarico delle automobili che per le persone che lavorano. Ed è un lavoro che divora il mondo, quello di cui parla il premio Nobel per la letteratura Elfriede Jelinek. Una donna che cuce, come una moderna Penelope, una donna che riflette sul suo lavoro, un lavoro che crea e distrugge. Crea e distrugge il risultato del proprio lavoro, ma crea e distrugge anche il linguaggio, il mondo stesso, il genere umano. E rimangono brandelli, rottami forse, da cui il mondo può essere rigenerato. 

Etnorama 34 0 74 di Marta Cuscunà (Friuli Venezia Giulia)

La Fincantieri di Monfalcone. Una realtà industriale italiana, un cantiere navale precedentemente specializzato in navi da guerra, riconvertito all’industria del turismo: navi da crociera per armatori delle Bermuda che trasportano alle Hawai turisti cinesi. È la globalizzazione. La stessa globalizzazione che ha portato a Monfalcone gli operai asiatici e i ragazzi bengalesi che giocano a cricket nel parco del Rione Enel, suscitando l’ira di una distinta signora del quartiere. Una situazione destabilizzante: tutti sembrano ormai fuori luogo, gli operai, la signora benpensante, i ragazzi del cricket. Fino a quando la globalizzazione si manifesta in una tigre del bengala fuggita da un circo, che si rifugia negli stabilimenti della Fincantieri.

Appunti per un naufragio – Scene dalla frontiera di Davide Enia (Sicilia)

Tratto dal suo ultimo romanzo, Appunti per un naufragio, pubblicato da Sellerio, Davide Enia racconta ciò che sta accadendo nel Mediterraneo – focalizzando l’attenzione su chi lavora nelle squadre di soccorso a mare. Lampedusa, da lepas, lo scoglio eroso dalla furia degli elementi, che resiste nella vastità del mare aperto. Oppure Lampedusa da lampas, la fiaccola che risplende nel buio, che sconfigge l’oscurità. Al centro di Appunti per un naufragio – Scene dalla frontiera c’è un pugno di uomini e donne sul confine di un’epoca e di un continente.

Redenzione di Renato Gabrielli (Lombardia)

La redenzione passa per il sociale, per la solidarietà. Ma è una solidarietà finta quella del Gaga, berlusconiano mattatore della Milano da bere di un tempo, che ha trovato il modo di riciclarsi, di uscire da un passato di corruzione, di reinventarsi un futuro mascherato da benefattore, a scapito dei più poveri. E così quello che sembra un incontro fortuito con un gruppo di giovani disoccupati che riconoscono il Gaga e che vedono in lui un faro, una guida per uscire dalla crisi economica, dal precariato, un esempio da seguire, si rivela essere il set di un video virale, di uno spot pubblicitario fatto in casa, da diffondere in rete per lanciare un nuovo movimento giovanile ispirato a “Giovinezza”, che no, non è una squadra di calcio, ma l’inno del fascismo.

30 minuti di Saverio La Ruina (Calabria)

Via del Popolo a Castrovillari, un tratto di strada del paese che un tempo brulicava di attività: due bar, due negozi di generi alimentari, un fabbro, un falegname, un ristorante, un cinema, un calzolaio… Due uomini percorrono via del Popolo, un uomo del presente e un uomo del passato. Il primo impiega 2 minuti per percorrere 200 metri. Il secondo ci mette 30 minuti. L’uomo del passato in quei suoi trenta minuti si ferma a comprare qualcosa o a parlare o semplicemente a salutare praticamente tutti i commercianti della strada. È la piccola città calabra a essere cambiata, è la società globalizzata. I negozi sono stati sostituiti dai centri commerciali e la fine della vendita al dettaglio ha portato via posti di lavoro, distruggendo un modello sociale: un mondo che era ancora basato sulle relazioni personali.

Pane all’acquasale di Alessandro Leogrande (Puglia)

Un bracciante polacco nella provincia di Foggia nel primo decennio degli anni 2000. Giuseppe Di Vittorio, sindacalista contadino, nel primo decennio del ‘900, protagonista del grande sciopero di Cerignola del 1904. Un operaio dell’Ilva. Le loro storie intrecciate, tre monologhi allo specchio: storie di sfruttamento, ricatti, ingiustizie, umiliazioni, condizioni di quasi schiavitù. Uno sguardo su una realtà che ci mostra come a un secolo di distanza sia cambiato ben poco. Il monologo di Giuseppe Di Vittorio rielabora alcuni episodi raccontati nella biografia del sindacalista pugliese scritta da Felice Chilanti per il settimanale Lavoro nel 1952, e ripubblicata da Rassegna sindacale nel supplemento Di Vittorio a memoria. Storia di una gioventù nel 2007. Quello del giovane bracciante polacco rielabora alcune testimonianze contenute in Uomini e caporali dello stesso Alessandro Leogrande (Mondadori 2008; nuova edizione Universale Economica Feltrinelli 2016).

Saluti da Brescello di Marco Martinelli (Emilia Romagna)

Don Camillo e Peppone. No, non quelli in carne e ossa, ma le loro statue di bronzo nella piazza principale di Brescello, provincia di Reggio Emilia. Impotenti assistono al declino del paese, alla corruzione, alla speculazione, all’infiltramento mafioso nella provincia. E i responsabili chi sono? Sono i loro discendenti, prima la Dc e poi il PD che negli ultimi 30 anni hanno amministrato il paese. Un’invettiva, la loro, che passa attraverso la storia di Donato Ungaro, vigile urbano di Brescello, ma anche giornalista de La Gazzetta di Reggio e La Gazzetta di Parma, giornali dalle cui pagine dalla metà degli anni ’90 cominciò a parlare di presenza mafiosa nella regione, corruzione politica, speculazione edilizia. Tutti piccoli scoop che gli costarono il posto di lavoro.

Festa nazionale di Michela Murgia (Sardegna)

Gianna fa la donna delle pulizie in una base militare della Nato nell’Ogliastra, in Sardegna, una di quelle basi americane che godono di uno statuto di extraterritorialità. Nessuno sa cosa avvenga lì dentro: esperimenti scientifici, test su armi chimiche, o nucleari. E Gianna ha perso suo marito, che faceva il pastore, morto precocemente di leucemia. C’è chi dice che la zona è radioattiva, che hanno rovinato tutto, che la base militare ha portato l’inquinamento. Gianna non vuole crederci, perché lì prima della base non c’era niente. Ma proprio niente. C’era solo la collina, il mare, la natura, tutte cose che non danno lavoro, che non riscattano l’uomo, che non gli danno da vivere, ma vivere decentemente, da cristiani. Quelle sono cose che vanno bene giusto per i turisti. No, Gianna non vuole crederci: non è colpa della base, non può essere così…

Petrolio di Ulderico Pesce (Basilicata)

Giovanni vive nella Val D’Agri e negli anni ’90 ha visto come una benedizione l’arrivo dell’Eni e l’apertura del più grande giacimento petrolifero del continente europeo. Il Centro Oli era il futuro, il lavoro, la possibilità di riscatto dell’intera regione. Era la vita. E infatti Giovanni trova lavoro proprio al Centro Oli, quel lavoro che gli permette finalmente di “metter su famiglia”. Ma gli anni passano e con il tempo, Giovanni si rende conto poco alla volta che il Centro Oli ha trasformato la sua terra nella “lucania saudita”, dove ogni giorno vengono estratti circa 100 mila barili di petrolio, tradendo però tutte le illusioni di ricchezza e benessere e lasciando i suoi abitanti a fare i conti con un alto indice di mortalità tumorale e con danni ambientali irreversibili.

Coffee shop + North by North-East una start-up un dittico Veneto di Vitaliano Trevisan (Veneto)

Ispirato a La bottega del caffè di Carlo Goldoni, in Coffe shop Pantalone e don Marzio concludono affari in un caffè di Venezia, trattando sullo zucchero a velo e sui pandori, e disquisendo dei piaceri della vita, come il piacere di un caffè fatto come si deve. In North by North-East, Vit, Icio e Bob passano una sera in campagna dividendosi uno spinello e parlando delle loro vite. Il passato di droga, il modo in cui ne sono venuti fuori, la crisi economica, la mancanza di lavoro, la vita da camionista, la badante ucraina che accudisce la madre di Icio. Ed è da qui che vien fuori l’idea. Anche se lì c’è la guerra, anche se è pericoloso e in occidente non si sa bene cosa stia succedendo davvero lì, perché non metter su un servizio di trasporti dall’Italia all’Ucraina? È un’idea folle, ma facendo un prezzo più basso degli altri trasportatori, potrebbero guadagnare una barca di soldi...

Meccanicosmo di Wu Ming 2 e Ivan Brentari

Nella Milano di oggi due operai rimembrano l’occupazione della Breda, lo sciopero al contrario che nel ’61 trasformò Sesto San Giovanni nella Stalingrado d’Italia: un esempio di resistenza. Ma non c’erano solo gli scioperi, le manifestazioni, le occupazioni, in quegli anni. C’era anche una vera speranza, c’era ottimismo per il futuro, per la scienza, per il progresso. C’era Yuri Gagarin, il primo uomo nello spazio, un ex operaio anche lui. Ed è lo stesso Gagarin ad apparire ai due operai. È lì, sopra Milano, da un po’, da quando gli operai della General Electric, una multinazionale della produzione di energia elettrica, sono entrati in sciopero e hanno occupato la fabbrica sempre lì, a Sesto San Giovanni. Sono passati quasi 60 anni dalle lotte della Breda, eppure tutte le conquiste sindacali di quegli anni sembrano esser state spazzate via. 

 

Francesco Castracane


in Cultura, 08/09/2017