> settore cultura

> libri/video

 

(7558-c) Libro: PopWar. Il NetAttivismo contro l'Ordine Costituito

di Stefano Gulmanelli, con la collaborazione di Arianna Dagnino, Apogeo, collana Cultura Digitale, pp. 166, 13.00 euro, isbn 88-503-2155-4

(Comunicato n. 7558-c) Qualche anno fa, col suo solito fare caustico e dissacratorio, James Watson, uno degli scopritori della struttura del DNA e in anni più recenti figura centrale del Progetto Genoma Umano, diceva: "Questa parola, diritto, sta diventando molto pericolosa. Abbiamo i diritti delle donne, i diritti dei bambini; si può andare avanti all'infinito. E poi ci sono i diritti delle salamandre e quelli delle rane. Stiamo arrivando all'assurdo". La sua provocazione era chiaramente rivolta contro l'uso misticheggiante e sacrale della parola "diritto", ma chissà cosa penserebbe Watson di fronte all'evidenza che anche la grande rete, internet, come configurazione sociale ormai stabile, ha evidenziato l'esistenza - di più, la necessità - di un discorso sui "diritti dei naviganti". Nel corso della loro esponenziale evoluzione, infatti, internet e le tecnologie della comunicazione dell'era digitale/satellitare hanno costantemente riscritto le regole della convivenza, della fruizione e dello scambio di informazioni - rendendo chiaro ancora una volta come l'interazione tra tecnologia ed essere umano sia uno scambio biunivoco, che muta entrambi i poli. In questo mutamento, sempre in atto, hanno avuto modo di inserirsi diverse istanze, alcune eminentemente reazionarie, tese a chiudere i nuovi spazi che si aprivano con la diffusione delle nuove possibilità, altre libertarie, aperte al mutamento e pronte a viverne il portato sino in fondo. Proprio questo - lo scontro tra due visioni opposte sullo statuto delle informazioni e di chi le utilizza - è l'argomento dell'agile libro di Stefano Gulmanelli, scritto in collaborazione con Arianna Dagnino; PopWar. Il NetAttivismo contro l'Ordine Costituito riesce a sintetizzare con chiarezza i diversi aspetti tutt'ora in gioco in questo ambito. Prima di tutto viene esaminato il (virtuale) campo di battaglia: si ha così modo di conoscere termini come hacktivismo, p2p, sousveillance - e molti altri - la cui conoscenza appare indispensabile per comprendere quale sia effettivamente la posta in gioco. La spiegazione non è però uno spoglio elenco di definizioni hi-tech - per questo sarebbe bastato un semplice glossario, pur presente in fondo al libro - quanto un interessante tentativo di antropologia della tecnica. Gulmanelli cerca di iscrivere il percorso del nuovo uomo mediatico in un contesto di costante interazione con le opportunità digitali, in un processo di scambio che amplia e modifica l'uomo stesso; per questo vi è costante riferimento allo slittamento antropologico indotto dalle tecnologie che sarebbe avvenuto negli ultimi decenni. Un mutamento antropologico non percepito dagli organi repressivi, fronte definito come covernment (unione di "corporation" e "government") - formato da governi, multinazionali, lobby di potere interessate a mantenere lo status quo e il totale controllo sulle informazioni, la cui fruizione dovrebbe essere controllata, irregimentata. Il cambiamento è al contrario al centro delle esperienze e delle richieste dei navigatori più consapevoli, coloro che si battono perché venga riconosciuto e venga posto alla base di un nuovo modo di accedere alle informazioni. Da qui discendono le richieste di diritti dell'epoca digitale, al centro dello scontro, della PopWar appunto, che Gulmanelli sintetizza efficacemente in tre diritti digitali fondamentali:
- diritto di riprodurre e condividere informazioni e contenuti (libertà di accesso alle informazioni)
- diritto di disporre delle infrastrutture di comunicazione (libertà per tutti di accedere ai nuovi mezzi di comunicazione)
- diritto di scegliere quali informazioni di sé rendere pubbliche (lo scontro sulla privacy, messa a repentaglio dalla stessa evoluzione intrusiva dei mezzi di sorveglianza e raccolta dati)
Questi tre elementi sono i protagonisti della frizione quotidiana tra NetAttivisti e Ordine Costituito. Per finire Gulmanelli analizza i possibili scenari futuri, l'esito probabile degli scontri sui diversi "fronti": compito arduo proprio per il carattere di fluidità e continuo cambiamento che le nuove tecnologie comportano, eppure stimolante nel delineare il punto a cui siamo attualmente. PopWar si dimostra così libro fondamentale quale introduzione a questioni delicate, magmatiche se viste dall'esterno, fondamentali però per quanto riguarda i nostri diritti futuri.
http://www.apogeonline.com/



Stefano Locati

chiudi questa finestra